Al Vomano: omaggio all’umanità e alla ricerca dell’ignoto
Dietro al moniker Al Vomano si cela il sound e video artist Andrea Salvatici, già co-fondatore del progetto Clorinde insieme al fratello Simone.
A un anno dalla pubblicazione di Over the White Phantoms, vede la luce un nuovo lavoro intitolato Granular Hymns, il personale omaggio di Al Vomano all’umanità e alla ricerca dell’ignoto.
Otto paesaggi sonori tra emozioni estatiche e sogni ad occhi aperti, un ambient lucente e cristallino fatto di frammenti sonori in costante trasformazione.
Col primo paesaggio, SpiritGod of the Sky, Remember!, ci imbattiamo in una descrizione cromatica del cielo. I suoni sono brillanti e ariosi con giocosi squarci diluce affidati ai sintetizzatori.Cuneiform Dreams è un’illusione ipnagogica: oscillatori e sintetizzatori all’unisono costruiscono un tappeto sonoro sognante e morbido. Un tenue carattere immaginifico arricchito dalla vivacità digitale. Con Hurrian Overtones si cambia registro: la texture diventa fitta e densa, un imponente muro di suoni granulari. Una dinamica in crescendo che rende la produzione avvolgente, ricca di fascino e di mistero, proprio come un salto nel vuoto verso l’ignoto. La parte più distesa di tutto l’album arriva con Pray of Your Caresses: un centro armonico attorno al quale gravita l’atmosfera soave e pregna di suoni scintillanti, ideali per riequilibrare l’eccessiva cupezza di Resonance of Ugarit, la produzione più buia e spinta di tutto il disco, nella quale l’ambient si dipinge di connotati dark. Granular Hymns si chiude con Spirit God of the Earth, Remember, una traccia dal sapore orientale, influenzata dalla new age. Realizzata con strati diversi di sintetizzatori, è il modo migliore per concludere un album che gioca fortemente con l’impatto sensoriale dei suoni.
In conclusione Granular Hymns è un disco appetibile che con le sue tessiture musicali produce momenti di riflessione e di distacco dalla dimensione terrena. Un universo sonoro plasmato per diventare un tutt’uno con l’ambiente circostante, un disco che è un continuo e incessante fluire sempre diverso.
Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
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