The Shadow Line: quella sottile linea d’ombra da superare
Cos’è la vita se non un continuo tentativo di superare se stessi? L’essere umano è in costante ricerca del miglioramento, vivendo con il desiderio di essere “qualcosa in più” rispetto all’attimo precedente, con il desiderio di superare quella linea d’ombra che rappresenta un limite da valicare per poter diventare, finalmente, consapevoli.
Probabilmente è questa la premessa con cui Gianni Denitto, sassofonista torinese, già componente del trio di techno Jazz TUN (Torino unlimited noise), che ha all’attivo numerosissime collaborazioni (tra cui Miroslav Vitous, Dub Fx, Billy Cobham), ha dato vita al suo quarto lavoro discografico: l’Ep The Shadow Line. Dopo gli ultimi due album in solo sax+elettronica (Brain on a Sofa e Kāla), Gianni Denitto ha deciso di viaggiare in quintetto, insieme ad alcuni dei migliori giovanissimi talenti del jazz italiano nati nel nuovo millennio. Il suo sax sarà accompagnato da due fiati, basso e batteria.
Il nome prende ispirazione dall’omonimo romando di Joseph Conrad (1917) ed è stato composto pensando alle tappe di un viaggio che diviene simbolo della vita stessa e porta al cuore dell’esperienza umana, attraversandone le grandezze e le miserie. La linea d’ombra è ciò che l’uomo mira a superare per autodeterminarsi, entrando in una realtà altra e trasformandosi in ciò che non è ancora: ed è proprio quello che fa la musica di Denitto, attingendo dai classici suoni del Jazz, trasformandoli con contaminazioni moderne dando loro nuova forma.
Sono cinque i brani che compongono l’Ep, per un totale di quasi venti minuti di suoni ora ritmati, con botte e risposte incalzanti, e ora delicati e immersivi, che danno vita ad una esperienza completa.
Apre il disco Tropical Ghost, il cui sound ci trasporta in un’isola tropicale e ci trascina in una danza irresistibile con i nostri fantasmi. Il ritmo cadenzato del basso e della batteria, sulla quale si poggiano i diversi fraseggi di sassofono e tromba, ci mantiene con i piedi per terra durante l’ascolto, mentre le diverse “voci” principali tentano di disorientarci e allo stesso tempo di rapire la nostra attenzione.
Segue Memory Lane, la ballad dell’Ep, complessa, ma semplice, calda e nostalgica: con una melodia densa e delicata che ci trasporta direttamente in viaggio, con lo sguardo rivolto al di là dei vetri di un finestrino, intenti a perderci nei nostri ricordi, ripensando alle prove superate, alle esperienze ordinarie e straordinarie che ci formano.
A spezzare questo sogno ad occhi aperti è Inner Storm che fin da subito con la potenza dei suoi fiati ci sveglia. Ora è arrivata la burrasca, siamo in balia delle onde, affrontando una tempesta: è il cambiamento che Denitto posiziona proprio al centro dell’Ep come un punto di svolta necessario. La musica è un continuo crescendo, i fraseggi si fanno più frenetici, i fiati impongono la propria presenza prima sovrapponendosi e poi dominando, a turno, la scena. Una scarica di pura energia realizzata su un tappeto di synth leggero ed una batteria intensa ma non invasiva.
Dopo la tempesta arriva la calma, ma anche la stanchezza e il calore. 39° ci fa avanzare in questo viaggio con un’andatura lenta, quasi faticosa, ma imperterrita. In questo frangente è la sezione ritmica a rallentare e a fare da contrasto con la frenesia e i suoni sinistri dei fiati. Un passaggio necessario per arrivare alla conclusione, all’apice di The Shadow Line.
Apice che viene raggiunto non con un brano particolarmente violento o incisivo, ma con For Italo, una dolce melodia, mite, sorridente, che fa venir voglia di ondeggiare, sia nella realtà, sia nei ricordi, dove c’è sempre un pensiero che va a coloro che in qualche modo, nel percorso della vita, ci hanno aiutato a crescere, superando la Shadow Line.
Gianni Denitto, con soli cinque brani, crea un discorso completo, armonico e coerente: affascinante dal punto di vista musicale, e fresco. Un piacevole ascolto sia per l’appassionato di vecchia data, sia per il fruitore novello che potrà non farsi spaventare dal sound retrò, ma potrà apprezzare le moderne contaminazioni nella loro interezza.
Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Proprietario di Arcanum Fumetteria. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.